Questo weekend, come anticipato, la nostra parrocchia accoglierà il nuovo Co-Parrocco Don Francesco Castagna, di seguito, al fine di presentarlo alla nostra comunità, vi proponiamo una nostra breve intervista per conoscerlo meglio.

Don Francesco, innanzitutto benvenuto fra noi e grazie per la disponibilità
Grazie di cuore a voi per questo caloroso benvenuto, è una gioia grande poter iniziare questo nuovo cammino insieme a tutti voi

Arrivi a Ca’ di David dopo 9 anni nella diocesi di Nacala in Mozambico, come ha vissuto questa esperienza?
Gli anni trascorsi nella diocesi di Nacala sono stati un dono immenso, una vera scuola di vita e di fede. Vivere e camminare accanto al popolo mozambicano mi ha insegnato l’essenzialità, la gioia condivisa nelle piccole cose e la profonda fiducia nella Provvidenza. Ritorno in Italia con il cuore pieno di volti, storie e una miriade di gratitudine che spero di poter condividere con la comunità

In questi tuoi primi anni da Sacerdote, c’è qualche situazione che ti ha coinvolto particolarmente e che ti andrebbe di condividere?
Ci sono stati molti momenti forti, ma ciò che mi ha toccato più da vicino in terra di missione è stato vedere la dignità e la speranza delle comunità rurali di fronte alle avversità e alla povertà. Ricordo con molto affetto la celebrazione dei sacramenti nei villaggi più isolati, comunità che attendevano con festa e preghiera semplice ma autentica. Un’altra dimensione che mi ha segnato profondamente è stata l’accoglienza e la vicinanza umana vissuta nelle situazioni quotidiane della missione e nelle case delle nostre famiglie

Un “viaggio”, iniziato a 29 anni poco dopo essere stato ordinato Sacerdote, cosa ricordati di quella giornata e come è arrivata nel contesto la “chiamata” del Signore?
Del giorno della partenza per Namahaca ricordo anzitutto il contrasto vissuto: da una parte l’affetto e la gratitudine per i quattro anni trascorsi da prete in Val d’Illasi, dall’altra l’attesa e l’incertezza per la nuova realtà che mi attendeva in Mozambico. Lasciare la comunità, le relazioni, la mia famiglia e la quotidianità costruita non è stato un passaggio semplice, ma un distacco accompagnato da molta preghiera.
Per quanto concerne la “chiamata” alla missione non è arrivata come un fatto improvviso, ma si è maturata gradualmente all’interno del mio percorso vocazionale. Durante gli anni di seminario e poi nei primi anni da prete ho avvertito il desiderio di spingere il mio sacerdozio oltre i confini locali, mettendomi a disposizione per una presenza di condivisione e annuncio del Vangelo in una terra di missione. La partenza per il Mozambico è stata così la naturale prosecuzione del mio percorso, un modo per rinnovare la disponibilità al Signore in un contesto umano e pastorale del tutto nuovo.

C’è un versetto del Vangelo che senti più tuo?
Ce ne sono diversi, ma uno a cui torno sempre con il cuore è il passo di Giovanni: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto” (Gv 15,16). Mi ricorda ogni giorno che tutto parte dalla Grazia e dall’iniziativa di Dio, non dai nostri meriti

Quali sono le tue passioni o hobby nel tempo libero?
Nel tempo libero amo molto stare immerso nella natura, fare camminate e trekking in montagna è per me un modo fantastico per ricaricare le energie e contemplare il Creato. Mi piace anche leggere, tenermi aggiornato e dedicarmi a piccoli progetti

Hai già avuto modo di conoscere un po’ il quartiere? C’è qualcosa che ti ha particolarmente colpito?
In questi primi giorni ho iniziato a passeggiare per le strade di Ca’ di David e a scambiare le prime parole. La prima cosa che salta all’occhio è il forte senso di appartenenza e la vitalità di questa comunità, c’è una bella tradizione di vicinanza e di operosità

Parlando dell’esperienza che ti attende qui a Ca’ di David, quali saranno i tuoi compiti e le priorità all’interno della nostra parrocchia?
La mia priorità nei primi tempi sarà l’ascolto e la conoscenza reciproca, voglio prima di tutto integrarmi nel cammino che la parrocchia sta già facendo. I miei compiti principali saranno legati all’animazione della pastorale giovanile, alle proposte di prossimità, all’ascolto delle persone e al servizio liturgico e sacramentale, mettendo la mia presenza a disposizione di chiunque ne abbia bisogno

In quali attività della parrocchia sente di poter portare più esperienza?
L’esperienza in missione mi ha formato molto nell’ascolto personale, nell’animazione comunitaria e nel lavoro di squadra con i laici. Penso di poter offrire un contributo nell’ambito dell’animazione giovanile, dei percorsi formativi e nella cura delle relazioni, con un’attenzione particolare verso chi si sente più ai margini o ricerca un senso nella propria vita

Come immagini il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie in parrocchia?
Sogno una parrocchia che sia una “casa dalle porte aperte”. Con i giovani vorrei creare spazi di ascolto autentico e di protagonismo, dove possano sentirsi accolti senza giudizio e mettersi in gioco, con le famiglie, che sono il cuore battente della comunità, immagino percorsi di condivisione e supporto reciproco, valorizzando il loro ruolo fondamentale nell’educazione e nella trasmissione della fede

Hai già qualche progetto o idea che vorresti vedere realizzata?
Più che calare progetti dall’alto, mi piacerebbe far nascere le idee camminando insieme. Un desiderio è sicuramente quello di favorire momenti di incontro informali, valorizzare le testimonianze di solidarietà e creare occasioni in cui i giovani possano aprirsi ad orizzonti ampi, magari riscoprendo il valore del servizio agli altri

Dove e quando la nostra comunità potrà trovarti per conoscerti o avere un colloquio?
Mi troverete spesso in parrocchia, durante le celebrazioni quotidiane e festive, nei momenti dedicati alle confessioni. Sarò sempre ben felice di fermarmi a fare due chiacchiere sul sagrato della chiesa, incrociandoci per strada, nella visita ai malati ma soprattutto conoscendo le vostre case e le vostre famiglie

Don Francesco, ringraziandoti per il tempo dedicato, hai un pensiero che vorresti in conclusione rivolgere ai nostri parrocchiani?
Vorrei semplicemente dirvi: camminiamo insieme. Non arrivo con risposte pronte, ma con la voglia di mettermi al vostro servizio con semplicità e di condividere la gioia del Vangelo. Pregate per me, così come io assicuro la mia preghiera per ciascuno di voi e per le vostre famiglie. A Presto.