LETTERA DA UN PAESANO

Per la nostra rubrica “Lettera da un paesano“, questa volta vogliamo pubblicare quanto scritto dal comitato No al Filubus al Sindaco di Verona Federico Sboarina dato che l’opera coinvolge in parte anche il nostro paese considerato che nella vicina zona sud della Genovesa verrà realizzato il parcheggio scambiatore del filobus.

“Tra lo stupore, il disappunto e la rabbia di molti cittadini veronesi, una serie di spietati e dolorosi abbattimenti di amichevoli alberi ha segnato l’inizio dei lavori per costruire le infrastrutture della filovia o filobus.

La decisione di costruire una “filovia” o “filobus”, in una piccola città moderna, nell’anno 2019, con la promessa di farla entrare in funzione nel 2022, desta forti perplessità e solleva dense preoccupazioni sul nostro futuro.

In sostanza, il timore di noi cittadini è che si ripeta a Verona ciò che è già successo a Lecce, l’unica città italiana a dotarsi in tempi recenti (nel 2012), di un sistema filobus.

Nel capoluogo salentino, oggi, dopo soli 7 anni, il sistema filobus è considerato da tutte le componenti politiche locali, incluso il movimento “Noi con Salvini”, e dai cittadini leccesi come “un danno permanente per la città.” Non solo il filobus ha fatto perdere le elezioni alla giunta leccese che lo aveva voluto e sostenuto (Sindaco Poli Bortone).

Quel che più conta, i leccesi non possono nemmeno smantellare, come vorrebbero, i pali e i fili elettrici, almeno sino al 2035, anno di estinzione del mutuo acceso per costruire questa inutile e dannosa opera.

Il timore che il filobus sia una scelta scellerata anche per Verona è alimentato da alcuni fatti e considerazioni:

1. La scelta dell’opera
Come emerge dal rapporto della Corte dei Conti,iv nessuna città
italiana, a parte Verona e Lecce, ha deciso di sfruttare i cospicui finanziamenti pubblici per costruire, ex novo, un sistema di filovia. A Lecce si è visto come è andata a finire.

2. Il costo dell’opera
Il costo della costruzione della filovia ammonta, secondo quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, a 142.752.134,22 euro. Il relativo contributo statale è stato determinato nel 60 % del costo, ossia in 85.651.280,53 euro. Il contributo a carico del Comune è quindi di 57.100.853,69 euro. Secondo le nostre stime (Ing. Voi prima assemblea pubblica), la manutenzione della rete filoviaria ammonta a ca. 17.000 euro al giorno. E’ d’obbligo altre sì notare che il sistema di “fili e pali”, per quanto ben fatto, è vulnerabile a eventi accidentali e soprattutto ai violenti fenomeni atmosferici che hanno fatto devastanti comparse in questi anni e che promettono di ripetersi in futuro.

3. L’impatto sul lavoro e sulle attività economiche
Da una parte, va riconosciuto che il filobus creerà lavoro per le imprese che realizzeranno l’opera sotto la guida di Amt: Consorzio Cooperative Costruttori, ossia la Lega delle cooperative di Bologna, Soveco e Mazzi come costruttori, Alpiq Intec, Balfour Beatty Rail spa, Vossloh Kiepe, Vdl con Apts, Technital e Girpa, etc. A queste vanno aggiunte le imprese sub appaltanti, le quali potranno anche esse godere dei finanziamenti pubblici. Dall’altra, i lavori di costruzione della filovia sono destinati a rovinare l’economia locale ossia, gli esercizi commerciali che si trovano sul tragitto del filobus saranno presto costretti a licenziare personale e probabilmente a chiudere.

4. La totale mancanza di comunicazione e trasparenza sui costi e sui benefici
L’iter e il dibattito che ha portato all’approvazione del filobus non sono stati adeguatamente comunicati alla cittadinanza. Oggi i cittadini non sanno perché il filobus è necessario, non si sa quanti passeggeri ci si attende, non si conoscono i flussi di traffico previsti durante la fase di cantiere (ossia sino al 2022), e successivamente nella fase operativa; non si sono viste simulazioni (a parte un video specchietto per le allodole, né, studi, pareri di esperti, di urbanisti, nessun dibattito pubblico o conferenza è stata convenuta. Fatto gravissimo, decine e decine di alberi, presenti da decenni nei nostri quartieri, vengono abbattuti dall’oggi al domani. In breve, abbiamo la chiara percezione che il filobus è stato deciso nella “stanza dei bottoni” e adesso viene calato dall’alto su una cittadinanza avvilita e impotente.

5. L’esistenza di valide alternative
Sebbene i finanziamenti pubblici previsti dalla L 26 febbraio 1992, n. 211, siano erogabili “ai fini dello sviluppo del trasporto pubblico nelle aree urbane e per favorire l’installazione di sistemi di trasporto rapido di massa a guida vincolata in sede propria e di tramvie” (art.1), va rimarcato con forza che oggi esistono valide alternative alla filovia. Nel 2018, l’Atv ha acquisito ha acquisito 14 autubus urbani e 9 suburbani, non inquinanti, silenziosi, capienti e comodi anche per le persone disabili: l’importo è stato di 6,3 milioni, di cui 3,7 pagati con finanziamenti pubblici! Si guardi verso Bolzano o Bergamo. Oggi esistono i bus elettrici, anche filosnosdati da 18 metri, i minibus elettrici a batteria con ricarica notturna, gli autobus ibridi di varie tipologie, prodotti e usati in diverse città europee. Inoltre, a parità di capacità di trasporto (passaggi per ora) e di capacità singolo veicolo (150 persone), il costo di un filobus di 18 metri è stimato essere più del doppio di quello di un bus di 12 metri. Il costo della manutenzione della rete per il bus è calcolato tra gli zero e 200 euro per chilometro di tratta, mentre il costo della rete filoviaria è stimato tra i 600 e 800 euro per KM.

Questi fatti e considerazioni alimentano il sospetto che, anche a Verona, come purtroppo accade ancora troppo spesso in altre città del nord e del sud Italia, si porti avanti un progetto non per trovare soluzioni concrete ai problemi di mobilità e viabilità che affliggono la nostra piccola realtà veronese, ma solo per un motivo: bisogna spendere i soldi.
Ecco forse come si spiega l’invenzione di una filovia nel 2019, voluta dalla giunta Tosi, e confermata in pieno dall’attuale giunta Sboarina.

Per evitare di essere vittime impotenti di un progetto inutile e dannoso che, creando disagi in tutta la città, veicolerà una duratura avversione verso l’amministrazione Sboarina e la precedente a guida Tosi, le chiediamo di rispondere puntualmente alle seguenti domande:

1. A quale modello vi siete ispirati? Ossia, quali altre regioni o città stanno costruendo, alla vigilia dell’anno 2020, ex novo, un sistema filoviario? Quali esempi virtuosi potete citare in cui una nuova filovia sta funzionando bene? Visti gli esiti disastrosi dell’esperienza di Lecce, sopra richiamata, non ritenete opportuno consultare il Sindaco e gli Amministratori della città salentina prima di intraprendere il medesimo percorso?

2. Amt o il Comune dovranno accedere un mutuo per coprire il contributo a carico del Comune di 57.100.853,69 euro. La somma è esatta? Quali sono le condizioni del mutuo? Cosa accadrebbe se, ultimata e attivata, l’opera risultasse inutile o troppo costosa?

3. Avete previsto i costi di manutenzione? A quanto ammontano? Come saranno coperti?

4. E’ possibile rinunciare al progetto filovia e chiedere al Ministero di utilizzare i finanziamenti statali per un progetto migliore o per finanziare l’acquisto dei bus ecologici sopra citati? O i finanziamenti possono essere fruiti solo per sistemi quali tramvia, metropolitane, tramvie, filovie, e dunque… “ci tocca” la filovia?

5. E’ possibile rinunciare al progetto filovia pagando una penale? A quanto ammonta la penale? Chi dovrebbe pagarla? E a chi andrebbe pagata?

6. Non ritiene opportuno pagare una penale adesso, piuttosto che indebitarsi per circa 60 milioni di euro per un’opera che nessuna altra città fa e che si è già rivelata, a Lecce, un danno permanente?

7. Il danno erariale è un danno sofferto dallo Stato o da un altro ente pubblico a causa dell’azione o dell’omissione di un soggetto che agisce per conto della pubblica amministrazione. In quanto funzionario, non ritiene che la messa in opera di un progetto vecchio e zeppo in partenza di criticità ben conosciute, possa configurarsi, una volta rivelatosi un fallimento, come danno all’economia nazionale e quindi reato contro la pubblica amministrazione?

8. Infine, chi sono le aziende che hanno vinto l’appalto, oltre a quelle citate? Quali sono le aziende che si avvarranno di sub-appalti?